Non sono un’amante sfegatata di questa stagione e delle feste che porta con sé, eppure questo periodo dell’anno suscita da sempre in me un fascino che nessun altro momento riesce a evocare con altrettanta potenza.
E’ vero, ogni nodo energetico dell’anno – che conosciamo meglio col nome di Equinozi, Solstizi e celebrazioni stagionali provenienti dal Mondo Antico – ha le sue vibrazioni e le sue caratteristiche, e va assaporato in pienezza proprio per questo.
Eppure l’Inverno ha un colore e un profumo tutti suoi, che mi hanno spinta più e più volte, a più riprese, a interrogarmi sul perché dicembre, in particolar modo, sembri essere un mese così intriso di fiabe, di calore e di tradizioni ricche e importanti. Calore… proprio laddove esistono solo il gelo e la morte! Che ossimoro è mai questo? Quale stregoneria?

Io stessa, ogni volta in questo periodo dell’anno, vengo ispirata dalla magia che lo avvolge, riempiendo freneticamente i fogli di schizzi e bozzetti, sporcandomi le mani con acrilici e acquerelli, impugnando la penna o ticchettando sulla tastiera per scrivere a più non posso, nel tentativo di liberare la cascata di entusiasmo e poesia che trabocca da dentro. Frotte di idee e di immagini si susseguono nella mia mente, più veloci delle renne che trasportano la Regina delle Nevi, e che vogliono scendere in questo piano materico per vivere e camminare nel mondo con le loro gambe. Se fuori si accendono luminarie, lucine sgargianti e chiassose dalla danza intermittente, dentro di me si appicca d’improvviso la fantasia, così, senza preavviso alcuno. Prima non c’era, adesso c’è, quasi mi avessero colpita i brillantini dispettosi di Campanellino e io fossi pronta a far rotta verso nuovi mondi, in volo.
Ebbene, dopo tanto rifletterci su e dopo aver tirato fuori dai cassetti polverosi tutte le mie conoscenze sul passato, intrecciandole poi tra loro a formare una ghirlanda, ho infine com-preso il motivo per cui l’Inverno è custode e cantore di storie molto più di altre stagioni. Persino Snegurocka, la fanciulla di neve della tradizione slava, è famosa per essere un’abile narratrice di fiabe fatte di neve e di gelo.
Nel cuore più freddo dell’anno, un tempo si stava tutti riuniti intorno al fuoco di un camino o di un falò, dove gli esseri umani trascorrevano le sere più gelide raccontando storie e indovinelli, gli unici intrattenimenti in grado di annullare i confini di età.
Intorno al fuoco si era tutti uguali. La nonna che filava, la mamma che ricamava, il babbo che fumava la pipa o intagliava il legno col suo coltellino, i giovani che intrecciavano ceste, il bimbo assorto a guardare le fiamme e i riflessi che baluginavano negli occhi e sui volti degli adulti… Tutti ad assaporare luce, quiete e calore. E lì. in quella zona di confine tra un giorno e un altro, iniziava la magia del racconto, che oggi abbiamo sostituito con un film sul divano, avvolti da una soffice coperta.
L’Inverno è stagione di storie. E’ il momento più freddo dell’anno, sì, ma non il meno caloroso.

Tutto si ritira e diventa essenziale, in questo momento della Ruota. Gli animali scivolano nel loro letargo, l’energia degli alberi viene attratta giù, giù verso la terra. Tutto è pura Essenza, e cosa c’è di più essenziale, se non il Cuore? Il cuore dell’Universo, della Galassia, del Sistema Solare e della Terra, così come il nostro stesso cuore attraggono magneticamente a sé tutta l’esistenza, in Inverno. Perché è attorno a quel Fuoco che si ricostruisce ogni cosa, una vita che potrà espandersi ancora e ancora con le stagioni a venire.
Ed ecco che quel calore pulsante ci rimanda al tempo in cui snocciolavamo racconti abbracciati alle fiamme del centro pulsante domestico. L’Inverno è l’aedo più abile, perché sono state le storie nate tra le sue braccia a scaldarci il cuore nel freddo, a illuminare le nostre paure proprio quando il buio e le ombre si facevano più fitti e spaventosi, a riempire di colori un mondo coperto di bianco e a dare suono e forma ai nostri Sogni più belli.

E, a proposito, il periodo solstiziale è chiamato anche Tempo del Sogno, e non trovo in me definizione più bella e azzeccata di questa per descriverlo. La dimensione del Sogno è quella in cui ogni cosa diviene possibile, in cui tutto si ferma… tranne il Cuore.
E’ Tempo rubato al tempo.
E’ il momento del fiato sospeso: per lo stupore o per il balzo che ci spetta, non fa differenza. E’ il guscio nel quale creare con placida calma, in segreto, senza che il mondo lo sappia, custodendo dentro il mistero della creazione per non scialacquarlo, per tenerlo al sicuro e mantenerne intatto il potere. E’ la culla nella quale si forma una nuova storia, fatta di 12 capitoli e 365 pagine tutte da immaginare.
Il Tempo del Sogno è quello in cui da sempre le Anime sensibili avvertono tutto questo e cercano con fatica il modo di coniugarlo a una vita moderna frenetica e materiale, che di certo non soffia magia sul fuoco che sfrigola dentro.
E’ quel frangente indefinito per cui i nostri antenati provavano rispetto e riverenza, mantenendo la casa pulita e rassettata e abbandonando la rocca e il fuso per non turbare il passaggio notturno delle Dame Solstiziali, che esigevano riposo e armonia. Perché è solo nel silenzio, nell’ordine e nell’arresto di tutte quelle azioni quotidiane che ci portano via che possiamo udire con altri sensi e far cantare lo Spirito che arde in noi. Ed è solo grazie all’ascolto della scintilla divina che siamo che potremo portare il nostro Cuore nel mondo nei dodici mesi a venire.
Buon Tempo del Sogno alla tua Anima di viandante e al tuo Cuore appassionato alla vita, dunque! Loro due sì, meglio di noi sanno come attraversarlo.




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