Nei miti e nelle fiabe di tutto il mondo si parla spesso di misteriose creature acquatiche che scelgono di unirsi a un essere umano, dando vita così a una progenie molto particolare.
Il Galles ha le Gwragged Annwn, fate acquatiche che abitano i laghi e che occasionalmente si uniscono agli esseri umani, insegnando poi la medicina ai figli nati da quelle unioni. In passato, la cittadina di Myddfai era famosa per ospitare questi ottimi guaritori.

Il Rio delle Amazzoni, invece, é frequentato dall’Inia, un delfino dalla singolare colorazione. I popoli con cui il fiume entra in contatto lo chiamano Boto e credono possa assumere la forma di un avvenente giovane e sedurre una donna mortale per dar vita alla sua discendenza. Questo essere leggendario rapisce anche i nuotatori per portarli a Encante, un mondo sommerso dal quale non fanno ritorno e suscita incubi in chi ne incrocia lo sguardo.
L’Irlanda, infine, ha le selkie, donne e uomini foca che talvolta assumono sembianze umane, si innamorano di un/a mortale e generano figli che divengono abili nuotatori dalle grandi doti canore, mediche o poetiche. I discendenti di questi figli portano ancora oggi cognomi come McNamara o Ronan.
Per non parlare, poi, di tutte le leggende che fanno riferimento a Fonti dell’Eterna Giovinezza o a sorgenti curative, presiedute da divinità, maghe, draghi o fate. Tutte queste storie hanno qualcosa in comune: un dono che dal mondo acquatico si riversa nel mondo materiale, influenzandolo.

I nostri lontani antenati che diedero vita a queste leggende forse non conoscevano la scienza e la psicanalisi, ma avevano un intuito e un’osservazione più acuti dei nostri. Sapevano – o meglio, sentivano – che é dall’acqua che dipende la guarigione; percepivano il suo essere fonte di molte arti e riportavano tutto questo nelle loro narrazioni.
La guarigione ha a che fare con le profondità del nostro essere e con le nostre emozioni. Per questo l’Acqua se ne fa portavoce. Non può esserci guarigione senza presa di coscienza di ciò che é nascosto, senza guardare in faccia ciò che ha provocato un disequilibrio in noi.
Guardare negli occhi le creature marine e sovrannaturali equivaleva ad accedere agli abissi che abbiamo dentro di noi, che quasi mai sono rosei e felici. Gli incubi che ne emergono sono le nostre più grandi paure, ma é l’unico modo per far scaturire guarigione, magia e arte in noi. La sapevano lunga, gli Antichi.

E da quegli abissi, se attraversati, emergevano doti come il canto o la poesia, considerate da sempre terapeutiche, poiché accendono il Cuore, uno degli organi più importanti non solo a livello biologico, ma anche spirituale. Queste storie, dunque, erano un’utile metafora dall’inestimabile significato esoterico e didascalico.
E’ importante anche notare come nei miti e nelle fiabe l’eroe e l’eroina siano chiamati a compiere la loro impresa: nessuno può portarla a termine al posto loro. Possono incontrare alleati e aiutanti lungo il loro cammino, ma questi non li possono sostituire nella prova più grande di tutte. E così accade anche nella nostra vita, che ci piaccia o no.
Svolgo un lavoro che mi dà l’opportunità di osservare ciò che si muove nelle persone e noto che, sebbene molti vogliano esser guariti dalle loro ferite emotive, non tutti intendono davvero guarire. C’è differenza. Si delega il potere a qualcun altro, ma non si fa sforzo alcuno per cambiare la propria condizione. Ma non c’è Guarigione Interiore senza Volontà.
Per risanare il nostro mondo interiore, infatti, é necessario e sano incontrare in ordine questi tre guardiani di soglia:
- Vedere;
- Non rifiutare;
- Accogliere.

1° Guardiano di Soglia: Vedere.
E’ necessario prendere consapevolezza di ciò che si ha dentro, guardare negli occhi il proprio Drago. Serve non ignorare una ferita, se la si vuole risanare, e per farlo bisogna vederla. Finché si vive ignorando o non volendo incrociare lo sguardo col Drago, con la Sirena o con qualsiasi altra creatura mitologica e misteriosa non é possibile curare il mal-Essere.
2° Guardiano di Soglia: Non rifiutare.
Una volta vista l’Ombra (il Demone, la Ferita) che si ha dentro, per la mente razionale sorge spontaneo rifiutare ciò che si é visto, poiché lo si giudica come sbagliato. Serve uno sforzo per far sì che quel giudizio tagliente in noi – tra gli antagonisti più grandi che abbiamo – non divenga un ostacolo deleterio.
3° Guardiano di Soglia: Accoglienza.
Superati i primi due Guardiani, bisogna distillare l’Elisir benefico: l’Amore nei confronti del Drago. Sì, lo so, questa é dura. Ma il Drago fa parte di te e, se lo temi, non potrai mai davvero guarire. E devi essere tu, da vero eroe/eroina della tua storia a farlo.
Nessuno può condurci là dove non vogliamo scendere. Ci può essere indicata la via, mostrata la scala che s’inoltra in profondità, nel buio. Ma solo noi dovremo affrontare il Viaggio e riemergere dalla caverna.





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