Ci sono molti modi per nutrirsi. Lo si fa attraverso il cibo, certo, ma anche con la musica che ascoltiamo, l’ambiente nel quale viviamo, le persone che frequentiamo, le parole che udiamo, le immagini che i nostri occhi raccolgono dal mondo esterno e consegnano al cervello…

Tutti i tipi di narrazione (pubblicità, notiziare, pensieri ricorrenti, ecc.) tra cui anche le Fiabe, ci nutrono, e lo fanno in un modo tutto loro. Ma quel che é certo é che il nostro essere adulti riproduce in qualche forma le fiabe con cui la nostra psiche si é alimentata nell’infanzia. Infatti, ciò che ascolti diventi, ciò che immagini sei.

L’udito, seguito dalla vista, é il più efficace dei nostri sensi per penetrare in noi. Forma più facilmente delle memorie e si avvale del forte potere del suono. Ciò che ascoltiamo, dunque, diventa un nutrimento che offriamo a noi stessi, poiché é in grado di toccarci emozionalmente e di condizionarci anche per molti, moltissimi anni. Talvolta, anche a distanza di tempo, ci sembra di udire ancora dentro di noi il tono di voce e le parole di chi ci ha educati: i soldi non fanno la felicità, non si vive di sogni, quando parlo io devi stare zitto/a… vi dicono nulla queste parole, che si sono talmente cristallizzate in noi da diventare schemi mentali? Accade perché le parole pronunciate lasciano un segno dentro di noi, una traccia quasi indelebile, tant’è che per togliere quel segno sarebbe necessario un lavoro importante su di sé. D’altronde, ferisce più la lingua della spada, recita un antico proverbio, e non a torto!

Ma cosa c’entra tutto questo con le Fiabe? Be’… Chi non ha ascoltato le Fiabe pronunciate dalle labbra di una nonna, di una madre o di un’altra figura di riferimento? E chi, mentre era intento ad abbeverarsi a quelle storie, non viaggiava con la fantasia, immaginando ciò che il racconto riportava o trasportando se stesso in quella dimensione incantata?

Se l’udito ha un potere e una forza non indifferenti, altrettanto si può dire dell’immaginazione, che é una forma molto potente di Magia. Non per niente, un etimo fantasioso vuole che la parola immaginazione derivi da In me Mago agere, ovvero: in me c’è un Mago che agisce (tramite l’immaginazione). Troppo spesso sottostimiamo il potere immenso della nostra mente, capace di creare e distruggere tramite le immagini che con essa evochiamo e che decretiamo poi con la voce o con il pensiero. Persone che ripetevano come un mantra “Voglio restare da sola” e poi sono rimaste veramente da sole. E persone che invece hanno saputo formare nella loro mente un’immagine nitida di un obiettivo e sono poi riuscite a portarlo dal mondo delle idee alla realtà. La mente non sa ciò che é giusto o sbagliato per noi, semplicemente, da buona centralina, si limita a eseguire il comando che le diamo.

Come si avvera tutto questo nell’ambito delle Fiabe? Cosa possiamo imparare da quelle che ascoltavamo di più e dai personaggi nei panni dei quali ci immaginavamo più spesso nei nostri giochi d’infanzia?

Forse da bambina immaginavo di essere una delle principesse di cui gli adulti mi leggevano, eppure ciò non fa necessariamente di me un’adulta che vive da regnante. Tuttavia, é invece assai più probabile che io sia diventata una persona nobile d’animo, o una donna che ricerca tale caratteristica negli altri.

Comincerete a capire, allora, il perché queste narrazioni sono importanti. Ci parlano dei bambini che siamo stati (e che siamo ancora, poiché quella fase della nostra vita non si é esaurita, ma continua a coesistere nel presente in molti modi), dei nostri punti di forza, dei talenti che forse non sappiamo più di avere, così come anche delle convinzioni che ci hanno cresciuti e – talvolta – limitati.

Se amavi La Sirenetta, per esempio, é facile che tu abbia sviluppato un rapporto con il mare, ma anche con tutto ciò che resta sotto la superficie: l’inconscio, il mistero, le profondità dell’Essere, una grande introspezione, un collegamento con l’origine della vita in tutte le sue sfaccettature… Potresti essere una persona dagli ideali elevati, curiosa, ma anche con un sotteso bisogno di fuga e/o di evasione.

Se tra le tue fiabe preferite c’era Cappuccetto Rosso, forse sei diventato un adulto diffidente, timoroso di uscire dal conosciuto, poiché il male é sempre dietro l’angolo. Se, invece, nelle storie che preferivi, c’era il Principe Azzurro, può essere tu abbia sviluppato un ideale molto elevato dell’amore, che non sempre viene soddisfatto.

Sono solo brevi esempi, e dovrei fermarmi a parlare molto di ogni fiaba e dei modi in cui ciascuna ha posto le fondamenta del nostro essere, portandoci a ciò che siamo oggi. E lo farò, promesso, poiché FlaMel nasce proprio per questo. Intanto, se vi va, ditemi quali fiabe amavate da bambini. Vi aspetto con piacere nei commenti.

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